Stefano ci ha portato a fare un viaggio. Non solo con lui: eravamo in compagnia  del grande fotografo Robert Frank e ci ha dimostrato attraverso le sue immagini, come la presentazione e la sequenza scelta delle immagini possono fare la differenza e possono esprimere concetti in modo indelebile e avvincente.

Ci ha spiegato e dimostrato cosa si deve e cosa non si deve fare quando si presenta un progetto e soprattutto ci ha fatto fare importanti riflessioni sul “perchè” si presenta un progetto, aumentando in noi consapevolezze, stimoli e orizzonti mentali.

Conduttore e fondatore di Laboratori Espressivi, Stefano è regista teatrale e insegnante di oratoria, nonché persona disponibile e amante della comunicazione e delle forme espressive.

Preziosissimo e assolutamente dei nostri!

Massimo Sbardelaro e Matilde Schiavone, già ospiti in Febbraio negli spazi di Room 42, hanno portato nel salotto online la meravigliosa esperienza del gruppo di promozione sociale “Magazzino Verona” che vede più di 35 fotografi con background e formazione diversi, elaborare un progetto corale di una potenza e sensibilità, raramente riscontrabili in prodotti simili.Ne nasce un’opera, un libro di pregio e valore che Massimo e Matilde ci hanno illustrato e raccontato durante la serata.

Un viaggio incredibile nella nostra città, che stravolge tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi quotidianamente e ci insegna ad osservare con cura i dettagli urbani alla ricerca dei luoghi della memoria, che tanto hanno significato per i nostri nonni e che tanto dovrebbero farci rifletter enelle nostre vite attuali.

Il libro è disponibile all’acquisto online e rappresenta una testimonianza della Memoria che ogni veronese dovrebbe fare propria.  

Alias “Papà Pola”, Massimo è un capacissimo tecnico e uno dei riferimenti nazionali per la fotografia Istantanea, Storia, sviluppo ,tecniche e apparecchi.

Insieme a Cinzia Battagliola, co-ospite durante il salotto, ci ha fornito interessantissime nozioni sulla storia della Polaroid, da Edwin Land al Progetto Impossible.

Con slide, video ed esempi, i ha portato indietro nel tempo, dimostrando insieme a Cinzia Battagliola che le magiche istantanee Polaroid non sono solo i nostri vecchi ricordi delle gite delle medie, ma vere e proprie forme d’arte e di espressione.

Cinzia Battagliola è nata e risiede a Brescia.
La fotografia è il mezzo che utilizza per esprimere, attraverso un percorso di autoritratti, il suo mondo interiore. Ha iniziato da autodidatta approfondendo poi con corsi a Brescia, Milano, Varese.
Dal 2008 utilizzando una piccola macchina Polaroid inizia un percorso di approfondimento del sé, gli scatti seguono un progetto di sequenze e riguardano il corpo come contenitore di memoria in continua trasformazione, come involucro in contatto con la mente. L’autoritratto rappresenta per lei l’essenza, l’inizio, la possibile verità.
Collabora con le scuole attraverso progetti fotografici per promuovere la fotografia come linguaggio espressivo.

Nel suo intervento Paolo ci ha spiegato in modo semplice ma molto efficace, come funzionano l’occhio e il cervello quando sono sottoposti ad una immagine o ad una serie di stimoli visivi, dimostrandoci con video e altro materiale alcune cose che hanno dell’incredibile!

Applicando alcune di queste cose alla fotografia si possono capire alcune semplici cose per rendere più efficaci i nostri linguaggi fotografici.

Tiziano dice di sè:

“Un pizzico di creatività, mezzo litro di tecnica, una spolverata di didattica ed una spremuta fresca di improvvisazione.
Agitare (non mescolare), rimuovere i capelli in più e mettere davanti al monitor, possibilmente acceso, et voilà!
Se avete seguito tutto alla lettera e siete stati fortunati, vi è venuto fuori un bel casino, io, diversamente avrete ottenuto una via di mezzo tra Charlize Theron e Alvaro Vitali, e qui son tutti cazzi vostri…
Beh…? Che c’è? Vi aspettavate una biografia? Mica sono morto santo cielo!”

 

Andrea “Il Fuso” nasce a Legnano nel 1973.
E’ diplomato in costruzioni ottiche e agli inizi degli anni 2000 all’Accademia di Fotografia John Kaverdash. Quindi, sotto la guida di Sandro Iovine, consegue i master in “Reportage” e  “Comunicazione Visiva”.
Ha collaborato con la compagnia teatrale “I Legnanesi” per la realizzazione di pubblicazioni e calendari. Altre collaborazioni con l’Agenzia Ridens per servizi di alcuni comici di Zelig e per la trasmissione Mediaset “Quelli che il calcio”. Nell’ultimo decennio, ha documentato il “Palio delle contrade di Legnano”.

Ma lui, di sè dice:

Progressi non perfezione,
L’ho appena sentito dire al protagonista di un film.
Se fossi bravo con le parole, passerei le notti a farmi raccontare
Come si fa ad imparare la pazienza dalla sabbia
Prendendo appunti sul retro di una fotografia perfettamente sfuocata.

Stefano gestisce Digital Follower, una agenzia di Marketing che dall’inizio degli anni ’90 si prende cura del brand e delle attività promozionali dei propri clienti curandone l’immagine e le strategie divulgative.

Stefano è anche un appassionato di fotografia e nel suo intervento ha dato preziosi consigli sul tipo di immagini che a livello social funzionano secondo vari scopi e ne ha spiegato il motivo portando esempi reali e concreti.

Per quanto riguarda Hermes Mereghetti e la sua descrizione, la cosa migliore è lasciarci alle sue parole:
“Fotografo ciò che ho paura di perdere. Ciò che, una volta raccontato, non sarà più lo stesso.L’eterna mutazione esteriore ed interiore, fa di noi persone sempre nuove. Cambia la luce, la pelle invecchia, gli amori svaniscono, cambiano le espressioni”
Giovanni ama la letteratura e vive per scrivere, scrivendo. E’ un suo bisogno e lo fa di continuo, motivando questo suo bisogno con parole intense e profonde.
E’ pertanto riduttivo cercare di farlo dall’esterno del suo punto di vista.
Lui stesso ci spiega i suoi “perchè” in questo brano pieno di riflessione personale:

Ho fatto un’ultimo tentativo e ho ripetuto quelle parole che mi servono per evocarti.
Il tuo viso m’è apparso: naso, occhi, sorriso. Ormai una immagine dentro di me, una finzione. Con un sospiro, mi sono abbandonato sullo schienale con un vuoto intollerabile
Andrea ha viaggiato soprattutto in Australia, Nuova Zelanda e Tasmania. Ha quindi sviluppato tecniche di fotografia paesaggistica e tenuto diversi workshop sul tema. Si è inoltre confrontato con fotografi paesaggisti oltreoceano, al fine di fare proprie le tecniche e spirito della fotografia di Paesaggio. 
Da molti anni Andrea coinvolge particolarmente le persone nelle propria fotografia. Ad esempio, cerca nello scatto le emozioni che la persona trasmette. Quindi, svolge un grande lavoro di relazione con il soggetto, soprattutto a livello emozionale. Infatti, crea una situazione di agio con i soggetti indipendentemente dalla loro natura, al fine di lasciarli esprimere liberi. Degni di nota i suoi progetti in ambito sociale.